Secondo questo approccio, l’opportunità è considerata la “causa alla radice del crimine”.

Felson e Clarke (1998) suggeriscono 10 modi in cui la teoria può aiutare nella prevenzione del crimine: si tratta dei cosiddetti 10 “principi”:

  1. Le opportunità hanno un ruolo nell’origine di tutte le tipologie di reato, non solo dei reati predatori: ad esempio, studi su locali pubblici, quali bar o discoteche, mostrano come ci sia un collegamento tra il modo di progettarli e gestirli e l’eventualità che si verifichino o meno episodi violenti
  2. Le opportunità sono altamente specifiche: ad esempio, i furti d’auto commessi con il solo scopo di “farsi un giro” hanno un modello di opportunità diverso da quelli finalizzati a procacciarsi pezzi di ricambio.
  3. Le opportunità sono concentrate in un determinato tempo e spazio: ci sono differenze enormi, anche in un’area ad alta densità criminale, tra un luogo e un altro, a seconda ad esempio delle condizioni fisiche degli spazi o delle modalità di utilizzo. In questo secondo senso gioca un ruolo fondamentale anche il tempo, dato che i reati si spostano a seconda degli orari o dei giorni della settimana.
  4. Le opportunità dipendono dagli spostamenti abituali di autori e vittime – I potenziali aggressori e i potenziali obiettivi si spostano nello spazio e nel tempo a seconda delle proprie attività routinarie (lavoro, scuola, piacere, etc.), fissando in questo modo dei confini necessari per la commissione di un reato. Ad esempio per svaligiare un appartamento, i ladri si introducono nelle abitazioni di giorno, mentre gli occupanti sono al lavoro o a scuola.
  5. Un crimine produce le opportunità per un altro: ad esempio, un’effrazione compiuta con successo può incoraggiare a compierne un’altra, oppure un ragazzo a cui è stata sottratta la bicicletta si può sentire giustificato nel rubarne un’altra come rimpiazzo.
  6. Alcuni prodotti offrono più opportunità di altri (prodotti caldi): ad esempio, congegni elettronici facilmente accessibili come telefoni cellulari o lettori Mp3 sono bersagli molto attraenti.
  7. I cambiamenti sociali e tecnologici offrono nuove opportunità: i prodotti sono più vulnerabili nelle fasi in cui sono appena stati immessi sul mercato, o sono oggetti di consumo di massa, perché la domanda per essi è all’apice. La maggior parte dei prodotti raggiungerà nel tempo un grado di “saturazione” e la probabilità che vengano rubati diviene minima.
  8. Il crimine può essere prevenuto riducendo le opportunità: ad esempio le strategie riconducibili alla Prevenzione Situazionale, che riguardano i diversi contesti della vita quotidiana, ma che, per una maggiore efficacia, necessitano di adeguamento ai contesti specifici di intervento.
  9. Ridurre le opportunità solitamente non sposta il crimine: il fenomeno del displacement (cioè del rischio di spostamento del fenomeno da un contesto ad un altro, in seguito ad un intervento dissuasivo) è sempre da tenere in considerazione quando si mettono in atto strategie di prevenzione. Lo spostamento di massa e generalizzato è tuttavia un fenomeno molto raro e spesso governabile.
  10. La riduzione mirata delle opportunità può portare ad una significativa diminuzione dei reati: talvolta gli effetti positivi di un intervento possono portare ad una riduzione in un’altra area limitrofa, ossia a una “diffusione dei benefici”. Questo per il fatto che i potenziali aggressori possono sovrastimare la portata delle misure messe in atto.

 

Approfondimenti

Felson, M. and Clarke, R.V. (1998) Opportunity Makes the Thief. Police Research Series Paper 98, Policing and Reducing Crime Unit, Research, Development and Statistics Directorate.