Martedì 22 aprile 2025 si è tenuta l’audizione informale del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, rappresentato dal suo Coordinatore tecnico nazionale, in relazione al disegno di legge C. 2355, recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”, su incarico del Presidente della I Commissione (Affari Costituzionali) della Camera dei deputati, on. Nazario Pagano, e del Presidente della II Commissione (Giustizia) della Camera dei deputati, on. Ciro Maschio.

E’ la seconda volta che il FISU viene audito su questo disegno di legge, dopo l’intervento del Prof. Giorgio Pighi dello scorso 16 maggio 2024. Nell’audizione è stato rimarcato che la materia trattata afferisce all’ordine e sicurezza pubblica in ambito urbano: non appare dunque corretto il richiamo all’espressione “sicurezza urbana”, giacché il disegno di legge non prevede né integrazione di politiche, né interventi proattivi che si affiancano a quelli reattivi. Il disegno di Legge rafforza i divieti di «stazionamento» col Daspo urbano, ma non si fa carico delle persone che li violano né contribuisce a delineare politiche integrate di sicurezza urbana orientate costituzionalmente, in un sistema che riservi compiti residuali alle sanzioni, in base ai vincoli costituzionali di sussidiarietà, ragionevolezza, proporzione, offensività, colpevolezza e funzione rieducativa della pena.

Affrontare il tema delle politiche per la sicurezza urbana e integrata implica piuttosto considerare le attività di attori istituzionali e sociali differenti che agiscono su materie diverse, ma con una medesima finalità, quella di promuovere e sviluppare la qualità della vita della comunità, per garantirle il miglior livello di sicurezza possibile. Questo obiettivo va perseguito mediante la configurazione di interventi nei settori della sicurezza sociale, dell’educazione alla cultura civica, della formazione professionale, della riqualificazione urbanistica, del volontariato per la prevenzione e la sicurezza come strumenti per il concorso all’ordinata e civile convivenza della comunità, alla prevenzione dei fenomeni e delle cause della criminalità, e alla promozione di sistemi locali di sicurezza integrata. Questa integrazione è determinata da un lato dalla molteplicità degli operatori coinvolti nella costruzione della sicurezza e dal loro diverso ambito di competenze, dall’altro dalla trasversalità delle politiche messe in atto. In concreto, significa promuovere la rigenerazione di aree urbane degradate, attraverso la promozione di progetti di miglioramento, manutenzione, riuso e rifunzionalizzazione delle aree pubbliche e delle strutture edilizie esistenti, rivolti all’accrescimento della sicurezza e della capacità di resilienza urbana, unitamente allo sviluppo di pratiche per l’inclusione sociale. Significa inoltre favorire lo sviluppo di misure di prevenzione situazionale, che, attraverso anche un’accorta programmazione urbana, mirano a ridurre le opportunità di commettere reati, unitamente alle misure di prevenzione comunitaria volte a sostenere la partecipazione dei cittadini alla ricostituzione della dimensione comunitaria e agli interventi di prevenzione sociale finalizzati al contenimento dei fattori criminogeni.

Il FISU inoltre intende rimarcare che, ancora una volta si allarga il divario – sotto il profilo delle tutele – tra le Forze di Polizia a competenza generale e la Polizia Locale.

Il cosiddetto “scudo legale”, ovvero la disponibilità di risorse per le spese legali legate ad interventi di servizio, che tutelerà legittimamente l’attività delle Forze dell’Ordine è una scelta condivisibile del legislatore in considerazione dell’esposizione costante cui si è sottoposti durante l’attività lavorativa, ma escludere gli operatori della Polizia Locale da queste forme di tutela certifica l’esistenza di due scenari distinti: uno in cui operano le forze dell’ordine con le riconosciute criticità e corrispondenti salvaguardie e l’altro in cui si pone in essere l’attività della Polizia locale, tralasciando di fatto il ritrovarsi ad esercitare  all’interno degli stessi contesti, ovvero i territori urbani con le ordinarie forme diffuse di degrado, sprovvisti tuttavia di adeguata protezione.Si aggiunga che il decreto, nell’inasprire le sanzioni legate alle occupazioni abusive e agli sfratti di alloggi per lo più di edilizia pubblica, interviene su materia di competenza degli Enti Territoriali, e dunque nell’operatività della Polizia Locale che appare esposta, senza idonei strumenti e dotazioni, ad intervenire in aree interessate da significative forme di degrado fisico e sociale.

La documentazione relativa al citato disegno di legge è disponibile al seguente link: https://www.camera.it/leg19/126?leg=19&idDocumento=2355