Con il termine Disordine Urbano ci si riferisce alle violazioni di norme condivise, scritte o non, relative alla convivenza pacifica delle persone e alla cura del territorio, che generano insicurezza, al di là dell’esercizio di reati penali. Per ogni gruppo sociale insediato in un territorio si danno standard di convivenza nello spazio pubblico e standard di cura e manutenzione del territorio. Un atto d’inciviltà è un atto che viola tali standard, comportamenti illegittimi o semplicemente inaccettabili per quote rilevanti della popolazione interpretati come un segno dell’indebolimento dell’ordine sociale e dell’assenza di controllo da parte delle istituzioni. All’aumentare dei segni d’inciviltà vengono meno le reazioni spontanee di cura, gli interventi dei residenti e dei passanti, le forme immediate e informali di protesta, ed infine la fruizione degli spazi pubblici. Il conseguente indebolimento dei legami sociali interni determina una contrazione del senso di comunità, fondamentale fattore di protezione dalla paura della criminalità. Alle istituzioni locali spetta la tutela dell’ambiente urbano su cui insistono le inciviltà. Una gestione che tenga conto delle inciviltà non si limita a ristabilire gli standard di cura e convivenza, piuttosto, governare le inciviltà significa favorire la produzione di segni che incoraggino una interpretazione rivale: segni di civiltà che facilitino modalità di risposta attiva da parte dei cittadini.

pubblicazioni e ricerche

Chiesi L. (2004), Le inciviltà. Degrado urbano e insicurezza, in Selmini R. (a cura di) La Sicurezza urbana, Bologna, Il Mulino

Quaderni di Città Sicure n. 40, Modelli e Strumenti per la prevenzione della criminalità. Riflessioni sulle politiche locali di sicurezza. “rivisitazione” della teoria delle finestre rotte.