L’impiego delle telecamere di sicurezza è sempre più diffuso in Italia: ormai da una decina di anni la videosorveglianza è lo strumento tecnologico di prevenzione a cui più frequentemente fanno ricorso la amministrazioni locali, nonostante i cospicui investimenti richiesti per gestire questa strumentazione. Sono poche le ricerche orientate a valutare l’efficacia dei sistemi di videosorveglianza nella prevenzione della criminalità in termini di confronto tra costi e benefici. Attraverso la disamina di vantaggi e svantaggi dell’uso della videosorveglianza si tenta di fornire un quadro per la valutazione dell’uso di questa tecnologia.

  1. In generale, quali obiettivi persegue l’amministrazione che fa uso di sistemi di videosorveglianza?

La scelta di ricorrere a sistemi di videosorveglianza sugli spazi pubblici è motivata principalmente dal proposito di ridurre la criminalità in un dato territorio e persegue l’obiettivo di migliorare la percezione di sicurezza nella popolazione.

  1. Quali usi ne possono fare le amministrazioni?

La letteratura sull’argomento (vd. Nobili 2009) distingue tra una funzione di deterrenza, che è la capacità dello strumento di prevenire il reato, e una funzione di, cosiddetta, detection, che è la capacità dello strumento di identificare l’autore del reato, una volta che questo è stato commesso.

La funzione di deterrenza è propria delle politiche di sicurezza locali e corrisponde a quella di  “guardiano efficace” capace scoraggiare atti criminosi nello spazio pubblico.

La funzione di detection, invece, è più tipica delle politiche nazionali di sicurezza, e corrisponde a quella di “testimone affidabile” che può fornire un utile supporto alle indagini investigative per individuare i responsabili del crimine.

  1. Esistono ricerche valutative sugli aspetti tecnici della videosorveglianza?

Le prime risalgono alla fine degli anni Novanta e sono di stampo anglosassone. In Italia nel 2000 è stata condotta una ricerca esplorativa per conto dell’Autorità Garante per la Privacy, a  cura di Intermedia: si è trattato di uno studio pilota volto a fornire indicazioni sulla presenza dei sistemi di videosorveglianza visibile esterna sullo spazio pubblico di quattro città italiane: Milano, Roma, Napoli e Verona.

A livello europeo il Forum Europeo per la Sicurezza Urbana ha recentemente concluso il progetto europeo denominato «Citizens, cities and video surveillance» che, tra i prodotti ha previsto una carta per un utilizzo democratico della videosorveglianza.

  1. Secondo le ricerche disponibili, cosa si può dire sull’efficacia dei sistemi di videosorveglianza?

Diverse ricerche internazionali (es. Ratcliffe, 2006) e gli esperti coinvolti nel progetto europeo citato rilevano che le videocamere espletano più proficuamente la propria funzione di detection attarevrso la ripresa delle immagini per affrontare crimini seriali e per reati gravi che avvengono in luoghi perimetrati (in particolare rapine in banca o le violenze che avvengono all’interno degli impianti sportivi). Vadiamo più nel dettaglio come si può declinare l’efficacia tecnica della videosorveglianza:

Tipologie di reato: la funzione di deterrenza riguarda principalmente i reati di tipo “strumentale”, come furti o rapine: la videosorveglianza si mostra più efficacie nel prevenire i crimini contro la proprietà, in particolare i furti di e su autoveicoli. Al contrario, nei reati di tipo “espressivo”, come le lesioni, le aggressioni o i danneggiamenti, i benefici appaiono più contenuti.

Dimensione spaziale: le telecamere non producono un impatto significativo sulla criminalità in spazi pubblici ampi e caratterizzati da molteplici vie di accesso e di fuga, mentre risultano più utili se dislocate in aree ben delimitate, ove gli ingressi sono circoscritti.

Alcuni dati: secondo dati riportati da Scotland Yard, nonostante la Polizia abbia a disposizione ben 60.000 telecamere nella sola capitale inglese, solo il 3% dei reati predatori di strada vengono risolti a Londra grazie all’ausilio delle telecamere. Una ricerca francese effettuata a Saint-Etienne, ancora, rileva che non più del 2% dei fatti criminosi che avvengono negli spazi pubblici vengono risolti grazie all’uso delle immagini videoregistrate.

  1. Quali sono i costi economici di questa tecnologia?

Un dossier francese a cura di Laurent Mucchielli raccoglie alcuni dati sui costi economici dei sistemi di videosorveglianza installati in due città: Saint-Etienne e Lyon. A Saint-Etienne, una città di quasi 180.000 abitanti, dal 2001 sono presenti 67 videocamere per un costo annuale di 1,3 milioni di euro considerando il costo dell’impianto, i costi di manutenzione e la retribuzione dei 28 agenti incaricati di controllare le immagini ricevute. Nel 2008 le videocamere hanno permesso di avviare 130 procedimenti giudiziari contro gli autori dei reati videoregistrati, a fronte dei 10.532 reati accertati dalla polizia nazionale. Come accennato in precedenza, questo significa che le videocamere sono stati efficaci nel trattare l’1-2% dei reati avvenuti sul suolo pubblico.

A Lyon, analogamente, a fronte di un costo annuale che si aggira tra i 2,7 e i 3 milioni di euro, i sistemi di videosorveglianza hanno permesso di trattare circa l’1,6% dei fatti criminosi nel 2008. Un costo esorbitante che grava sui cittadini delle città in cambio di risultati molto deboli, come recita il titolo del dossier.

  1. Quali sono gli effetti della videosorveglianza sulla percezione di sicurezza?

I sistemi di videosorveglianza non sembrano esercitare significativi effetti positivi sulla valutazione personale del rischio di vittimizzazione, anzi non di rado l’introduzione delle telecamere viene interpretata come una riprova della maggiore pericolosità del territorio. Generalmente il miglioramento dei sentimenti di sicurezza si accompagna piuttosto alla eventuale riduzione dei tassi di vittimizzazione nelle aree videosorvegliate (Gill & Spriggs, 2005).

  1. Quali sono le conseguenze sociali dell’uso della videosorveglianza?

La video-sorveglianza viene definito un mezzo “socio-tecnico” perché comporta effetti sulla privacy dei cittadini e incide su una potenziale discriminazione di gruppi sociali già stigmatizzati.

Calenda del “Gruppo italiano di studi sulla videosorveglianza” in un’intervista al Secolo 21 osserva che “certe categorie di persone (rom, arabi, neri ecc.) sono più soggetti a operazioni di controllo e sorveglianza di altre categorie di persone, anche da parte di sistemi di sorveglianza ‘automatizzati’ come quelli degli aereoporti o delle banche”.

  1. Come inserire la tecnica della videosorveglianza all’interno del complesso delle politiche sulla sicurezza urbana?

Come emerge dalla pubblicazione finale curata dagli esperti del progetto europeo “Citizens, cities and video surveillance”, il ricorso alla videosorveglianza va fondato su una progettualità complessiva e su una strategia ragionata per la sicurezza e la prevenzione della criminalità.

Nel caso in cui si valuti necessario il ricorso alla videosorveglianza, si devono esaminare attentamente gli usi cui il sistema è diretto e le condizioni di operatività.

  1. a) Vanno definiti anticipatamente gli obiettivi specifici del sistema: ad esempio la sorveglianza può avvenire attraverso il controllo in tempo reale delle immagini oppure attraverso un intervento a posteriori con la visione delle immagini registrate.
  2. b) Inoltre vanno definiti i mezzi organizzativi e umani messi disposizione per tali obiettivi. Si tratta di uno strumento tecnologico, che non può prescindere dal personale di sorveglianza e dal sistema organizzativo delle agenzie di controllo, pertanto la videosorveglianza deve sempre essere accompagnata da un’importante componente umana specializzata.

 

Riferimenti:

Ipermedia (a cura di) (2000), La videosorveglianza esterna visibile: una panoramica su quattro città. Indagina esplorativa, Roma

Gill M., Spriggs A. (2005), Assessing the impact of CCTV, Home Office Research Study, n. 292, HMSO, London

Nobili G. G. (2009), L’efficacia della videosorveglianza nella prevenzione della criminalità. Alcune esperienze locali ed internazionali, Atti del convegno “Presente e futuro dei sistemi di videosorveglianza per la sicurezza urbana”, 20 febbraio 2009, Auditorium Fondazione Universitaria Marco Biagi (Modena).

Ratcliffe J. (2006), Video Surveillance of Public Places, in “Problem-Oriented Guides for Policies. Responses Guides Series”, n.4 pp. 1-73

Per approfondire:

Carta per un utilizzo democratico della videosorveglianza

Sito del progetto europeo Citizens, cities and video surveillance

Sito del Gruppo italiano di studi sulla videosorveglianza

Dossier a cura di Laurent Mucchielli (in lingua francese)