"La sicurezza nelle città: come uscire dalla selva oscura". Intervista a Giorgio Pighi
Nei giorni scorsi, a Calderara di Reno si è tenuta l’assemblea annuale del Forum italiano per la sicurezza urbana, assemblea che ha approvato e diffuso pubblicamente un documento politico importante in un momento di grande confusione sul futuro delle politiche locali di sicurezza e sul ruolo degli enti locali e dei Sindaci. Abbiamo chiesto a Giorgio Pighi, Presidente del FISU di illustrarci i contenuti essenziali del documento.
D. Presidente, lei afferma che dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2009 la sorte della sicurezza urbana è ad un bivio. In che senso?
R. Nel senso che secondo la Corte la “sicurezza urbana” disciplinata con legge statale dall’art 54 si riferisce soltanto alla dimensione dell’ordine e della sicurezza pubblica, mentre non sono compresi tutti i fenomeni che hanno a che fare con le relazioni problematiche nel contesto urbano, con le difficoltà e l’isolamento della vita quotidiana, con i comportamenti a rischio per la coesione e la qualità urbana e che sono invece il pane di tutti giorni dei sindaci delle città piccole e grandi. In questo quadro, possono i Sindaci accontentarsi di una sicurezza urbana completamente assorbita dall’ordine pubblico e comportarsi quali “ufficiali di governo” o devono piuttosto pretendere il riconoscimento di un campo d’azione più ampio, che corrisponde di fatto ai bisogni che esprimono loro quotidianamente i cittadini?
D. E che cosa risponde il FISU a questa domanda?
R. Quello che il FISU ribadisce in questo documento, e che sostiene da oltre dieci anni, è proprio che non possiamo ridurre la sicurezza urbana ai pur importanti profili della sicurezza e dell’ordine pubblico, perché siamo consapevoli che l’azione repressiva non basta. Si costruisce sicurezza urbana solo se si è capaci di individuare l’azione più corretta per ogni situazione, scegliendo tra interventi amministrativi ed interventi di contenimento e realizzando, in tal modo, le politiche integrate.
D. Ecco di nuovo il “mantra” delle politiche integrate…
R. L’integrazione degli strumenti e soprattutto l’integrazione degli attori, e dunque dei livelli istituzionali non è uno slogan fine a se stesso, ma è la chiave delle politiche di sicurezza. Per fare sì però che la risposta ai bisogni dei cittadini sia efficace e completa, è necessario l’impegno di tutti i livelli istituzionali, ciascuno per i propri poteri e per le proprie competenze, in un dialogo collettivo che non può vedere come unici partecipanti le città e il governo, ma che deve al contrario valorizzare il ruolo fondamentale di province e soprattutto regioni.
Se tutto questo è vero, però, non si può prescindere dalla chiarezza rispetto a quali siano tali poteri, tali competenze e le responsabilità che ne conseguono.
D. Dunque emerge un bisogno di coordinamento…
R. E proprio questo è il punto essenziale. È la legge nazionale di coordinamento, prevista dall’art.118 della Costituzione che deve prevedere tale integrazione per collegare le funzioni dei Comuni a quelle di sicurezza pubblica dello Stato e consentire alla competenza legislativa regionale di muoversi in un quadro coerente di riferimenti. È quella legge che gli enti locali aspettano da tempo e di cui continuiamo a rivendicare una sollecita approvazione. Non possiamo permettere la demagogia delle ordinanze del Sindaco come panacea di ogni male, né sperare che la sicurezza urbana, fatta di lavoro duro e spesso lungo nel tempo, si risolva con il solo appello ai Prefetti. Una risposta il FISU l’ha lanciata diversi anni fa, con un testo approvato all’epoca anche da Anci, Upi e Conferenza dei Presidenti di Regione e che oggi è sostanzialmente confluito nella proposta di legge nazionale Barbolini-Saia all’esame del Parlamento. Quella proposta di legge è a tutti gli effetti la proposta dei sindaci e dei presidenti di provincia e di regione che aderiscono alla nostra associazione e nostro compito, e compito di tutti gli amministratori impegnati in questo campo, è di vegliare che essa non esca snaturata dal dibattito parlamentare.

