"Un'alternativa a Via Padova". Intervista a Franco Corradini
Nei giorni scorsi, in una zona di Milano, sono esplosi conflitti interetnici che hanno portato alla morte di un giovane egiziano e ad uno stato di grande allarme in città. Episodi come questo ed altri, di diversa natura, avvenuti recentemente in altre zone del paese - sono segnali gravi del deterioramento complessivo delle condizioni di convivenza nelle nostre città. Abbiamo chiesto a Franco Corradini, VicePresidente del FESU e membro del Comitato Esecutivo del FISU, la sua opinione su questi fatti.
D. Esiste una alternativa alle esplosioni di violenza all´interno dei quartieri che vedono la presenza di cittadini provenienti da paesi diversi?
R. Sì, e questa possibilità va praticata costantemente, per tempo e nel tempo. Non vanno sottaciute le difficoltà del dialogo e della convivenza ed esiste una responsabilità di chi governa, innanzitutto nell´uso delle parole. Se le nostre parole sono ispirate dalla contrapposizione anziché dal dialogo, tutto diventa più difficile. Il Forum italiano per la sicurezza urbana, condividendo in questo il manifesto di Saragozza del 2006, ha abbracciato una politica verso l’immigrazione tesa a creare uno spazio di dialogo e di incontro tra popolazioni di diverse origini, per evitare quello “scontro di civiltà” che rischia di creare un contesto disastroso per la sicurezza e il futuro di tutti i cittadini. Come abbiamo inoltre ribadito nel documento politico approvato lo scorso novembre dall’assemblea generale tenuta a Modena, il Forum italiano per la sicurezza urbana ritiene che il tema dell’immigrazione vada affrontato con fermezza, ma con razionalità, attraverso prassi locali e una politica nazionale coerente su tutta la materia.
D. Ma cosa possono fare gli amministratori locali di fronte alle tensioni etniche che caratterizzano molte aree delle nostre città?
R. Faccio alcuni esempi a partire dalla mia esperienza di assessore nella Città di Reggio Emilia, ma sono esperienze che ho condiviso a livello europeo con altri sindaci e assessori, e a livello nazionale con gli amministratori coinvolti nel Forum italiano per la sicurezza urbana. Nel quartiere stazione di Reggio Emilia (6.000 residenti, di cui il 65% proveniente da paesi stranieri) abbiamo definito un Patto di cittadinanza, per la convivenza le regole e la responsabilità. Un patto che coinvolge direttamente residenti italiani e non italiani e associazioni che a vario titolo interagiscono con quel territorio. Si è predisposto un nuovo ruolo della polizia municipale, di prossimità, regole chiare nella fruizione degli spazi pubblici, limitando la vendita degli alcolici dopo le 17,30, impostando progetti di prevenzione per i ragazzi compresi tra i 14 e 18 anni, svolgendo opera di mediazione dei conflitti negli spazi pubblici e nei condomini, aprendo spazi di aggregazione gestiti dai residenti, corsi di italiano per adulti, utilizzando la musica e lo sport ai fini della conoscenza e dialogo, facendo opera di riqualificazione urbana, puntando sulla partecipazione nelle scelte e nella gestione dei residenti e sulla necessità di costruire senso di comunità. Questo approccio, unitario, di governance, ha visto una opinione pubblica attenta, i mezzi di informazione che evidenziano le sofferenze, ma anche i progressi ottenuti, la Regione che segue i progetti, un rinnovato rapporto tra le forze dell´ordine e i residenti e una nuova progettualità unitaria dell´ente pubblico. In questo lavoro ci aiuta il centro di dialogo interculturale Mondoinsieme, promosso dal Comune con la presenza di giovani italiani e di origine straniera e delle associazioni di immigrati.
D. Per sintetizzare?
R. Abbiamo bisogno di fare un lavoro umile, dal basso, quotidiano, coinvolgendo tutti e parlando con la gente, contrastando questo clima di odio e di intolleranza, che non potrà che portare ad ulteriori episodi simili. L’integrazione sta fallendo, in questo paese. Dobbiamo prenderne atto, rimboccarci le maniche e ricominciare con un lavoro serio di prevenzione, soprattutto con le giovanissime generazioni. Dobbiamo anche perfezionare la nostra capacita di anticipare i problemi: non basta rinchiudere comunità etniche in un quartiere o in una strada e sperare che tutto si risolva li. In questo clima culturale, all’opinione pubblica non piace sentire parlare di integrazione, di prevenzione, concetti che vengono assimilati al lassismo. Ma guardiamo ai risultati? Cosa abbiamo ottenuto con politiche di sola repressione? L’introduzione del reato di immigrazione clandestina e la politica dura verso i migranti ci hanno dato qualche risultato? Da quello che succede, mi pare proprio di no. Allora io penso che noi dobbiamo tornare nei nostri quartieri e fare quel lavoro umile e faticoso che dicevo prima. A Reggio Emilia, e sono sicuro in tante altre realtà, dove abbiamo applicato questi principi del Forum italiano, i problemi sono tanti, ma gli scontri etnici li abbiamo evitati. Come Assessore della città di Reggio Emilia, e come amministratore del Forum italiano per la sicurezza urbana, sono più che aperto al dialogo a tutti livelli, e la nostra esperienza è a disposizione di tutte le città e anche del Ministro Maroni e del Ministro Sacconi per un confronto profondo e libero da pregiudizi e ideologie. Solo lavorando insieme possiamo essere in grado di affrontare quella che a mio avviso è la vera sfida attuale e futura per la nostra società.

